Vasco Rossi Fansblog: intervista al chitarrista Fabio Poli (prima parte)
Pubblicato venerdì 7 gennaio 2011 in Varie
Fabio Poli, giovane chitarrista veneziano, ma che vanta già la collaborazione con gran parte dei musicisti che hanno suonato per Vasco Rossi e per la Steve Rogers Band, ci ha gentilmente concesso un’intervista in cui ci fa conoscere ciò che effettivamente è il suo lavoro e i mutamenti che ha avuto questo mestiere nel corso degli anni. Gli storici fans di Vasco lo hanno conosciuto anche come amministratore del sito “alzatilagonna.com” dedicato appunto alla Steve Rogers Band.
E’ inoltre uscito da poco il suo primo EP come solista “Voglio fare il papaboy”, disponibile sul suo sito, contenente oltre all‘omonima canzone, che già dal titolo rivela la sua tagliente ironia, la battistiana “Francesca lasciami dormire” e la poetica “Stralunata”.
Questo e altro potrete leggere in questa piacevole chiacchierata!
In che misura ti sono servite le collaborazioni che, ad inizio carriera, facevi con i membri della Steve Rogers Band?
Prendi il giocattolo più bello che hai e smontalo. A volte rimani stupito, altre volte deluso perché pensavi chissà cosa… Da fans si è portati a pensare che i musicisti di successo facciano delle vite pazzesche, abbiano… che so… gli schiavi nell’armadio, le groupies sotto al letto e si accendano le sigarette coi pezzi da 100. Invece frequentandoli a vent’anni ti rendi conto della normalità e delle problematiche legate al mestiere del musicista professionista, con alti molto alti e bassi altrettanto bassi. Quindi se uno lo fa per il successo facile non ha capito niente. Appreso questo, sei già a buon punto, basta che impari a suonare…
E da questo punto di vista devo dirti che sono stati fondamentali. Alcuni più di altri. Come ad esempio Daniele Tedeschi, un vero sergente di ferro, durante il tour estivo che ho fatto con lui nel 2007, andavo a dormire col metronomo in cuffia e mi addormentavo dividendo il tempo!! Ecco posso dirti che cose come questa, ti fanno diventare un musicista tecnicamente migliore, se non ti viene l’esaurimento nervoso! Parlare per ore di un fill all’interno del solo di ‘Vivere senza te’, seguire in maniera certosina le dinamiche basso-cassa su ‘Gli spari sopra’, cose tipo “dai la cera/togli la cera”… Dopo un anno così sei una macchina perfetta, perché hai capito la ragione di ciò che sta dietro alle canzoni, il “perché” che nessun metodo e nessun dvd didattico ti spiegherà. Anche Cucchia lo ritengo molto importante nella mia formazione perché mi ha insegnato ad andare avanti col cuore, ad esserci, prendere e restituire l’emozione, altrimenti è meglio non comunicare e vai a fare altro. Poi però c’è il rovescio della medaglia, ovvero che questo rimanere attaccati a band importanti come la ‘Steve’ si rivela un limite perché tutto quello che fai viene etichettato da quella parte, per cui ho sentito il bisogno di staccare e proseguire attraverso altri stimoli. La cosa bella della musica è l’evoluzione continua…e chi si ferma e si cristallizza, è perduto!
Sembra che un bravo musicista giovane che abbia voglia di far ascoltare la sua musica abbia molte più difficoltà ora rispetto ai tuoi tempi, nonostante tu sia ancora un ragazzo. A cosa pensi sia dovuto?
Beh, io ho 33 anni e suono da 20. A metà degli anni ’90 a livello locale c’erano sicuramente più spazi e la gente era abituata a comprare musica originale e ad ascoltarla. Poi la crisi del settore, l’avvento dei tributi e l’ignoranza dilagante hanno fatto il resto. Serve una rinascita culturale, altrimenti rimarranno solo cloni e gente che, se va bene, scopre i Led Zeppelin con 40 anni di ritardo. Ma nessuno fa niente, perché i nostri “padri”, quelli che hanno fatto il ’68 si sono presi la loro poltrona e se ne stanno attaccati là fino alla morte, senza capire assolutamente niente del mondo di oggi. E così, ridendo e scherzando, magari pure vantandosene al bar, ci stanno togliendo il futuro lobotomizzando le masse a suon di reality show, talent show e tutto ciò che finisce con show.


